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“Ricordate che eravate violini”. Al Teatro Belli una storia trasversale al tempo e alle arti

Scritto da il 23/03/2023

Foto di Cecilia Chiaromonte 

“Ricordate che eravate violini”: lo spettacolo il 5 e il 6 aprile

«Un cammino, frutto dell’incontro e l’amicizia con l’attore Giorgio Sales, volto a indagare su diverse tematiche attraverso l’utilizzo di linguaggi artistici trasversali e la contaminazione tra le arti». Descrive così Francesco d’Alfonso, “Ricordate che eravate violini”, meditazione notturna per una voce sola da lui diretta e in scena i prossimi 5 e 6 aprile, mercoledì e giovedì santo, al Teatro Belli di Roma.

Ricordate che eravate violini, Francesco d'Alfonso

Francesco d’Alfonso, regista e curatore della drammaturgia, lavora presso l’Ufficio per l’Università del Vicariato di Roma, per il quale coordina la sezione AFAM-Alta Formazione artistica, musicale e coreutica e si dedica alla direzione e alla produzione di progetti artistici e culturali.

«Insieme ci siamo voluti ritagliare uno spazio di creazione nel quale studiare e analizzare testi. È nato quindi questo monologo il cui titolo è un verso tratto dal “Cantico dei Vangeli” di Alda Merini. Il Vangelo – sottolinea d’Alfonso – non è infatti solo il testo sacro per i cattolici, ma anche il libro più sorprendente, enigmatico e semplice allo stesso tempo, e provocatorio se vogliamo, di tutta la storia.

Lo spettacolo parte dal dubbio che coglie Gesù la sera del suo arresto. La vicenda terrena di Cristo non ha mai smesso di suggerire domande estreme che in realtà appaiono sempre attuali.

È davvero colui che gli ebrei attendono e che i profeti hanno annunciato? Gesù sa che dovrà morire e come in uno specchio vede se stesso attraverso ciò che gli scrittori e i poeti diranno di lui. Parla quindi in prima persona, ma la sua persona è fatta anche da tante altre voci.

Si guarda allo specchio perché il suo volto è da cercare negli specchi dove si riflettono i visi umani, tutti quanti. Allora le sue ultime ore sono vissute attraverso le parole di Eric-Emmanuel Schmitt, di Borges, di Turoldo, di Mario Luzi, di Alda Merini, di Fabrizio de André, tutte voci del ‘900, ma anche di Jacopone da Todi».

“Ricordate che eravate violini”: il significativo ruolo della musica

Ricordate che eravate violini, lorenzo sabene

Lorenzo Sabene, tra i fondatori dell’Ensemble Roma Opera Omnia, specializzata nel repertorio rinascimentale e barocco, attiva da oltre dieci anni in Italia e all’estero

«Abbiamo voluto – spiega ancora il regista -che “Ricordate che eravate violini” andasse in scena durante la Settimana Santa proprio perché il tema di cui parliamo fosse ancora più vivo.

Questo racconto, così drammatico e struggente, non si conclude con la morte in Croce ma con la Resurrezione. Il Risorto, con le parole di Alda Merini, lancia un monito a tutti gli uomini: “Voi che siete oppressi ed esaltati dal male ricordate che eravate violini, non siate servi ma vincitori, andate oltre l’odio dei vostri nemici perché le vostre lacrime hanno preparato le vie del Signore”.

Ad accompagnare Cristo nelle sue ultime ore di vita fino alla Resurrezione, non solo le parole di scrittori e poeti ma anche la musica «che sarà eseguita dal vivo da Lorenzo Sabene con il liuto rinascimentale, il liuto barocco, la tiorba, la chitarra classica, la chitarra barocca quasi a far capire che la storia di Cristo è trasversale al tempo, alla storia e alle arti.

Si parte dall’angoscia. All’inizio si ode il Kaddish, il canto funebre degli ebrei, e anche musicalmente c’è questa climax. Dalla tonalità minore di tutta la prima parte, quella che avviene nell’orto del Getsemani durante il processo a Gesù e la Crocifissione, si passa alla tonalità maggiore delle musiche con la Resurrezione.

Quindi Cristo, anche attraverso dei tableu che saranno messi in scena, sarà seppellito per poi ascendere al Cielo e manifestarsi in un tripudio di luce mentre la musica sarà in tonalità maggiore proprio per meglio suggerire questa armonia di cui parla Alda Merini e che gli uomini possono finalmente ritrovare».

Ascolta le parole di Francesco d’Alfonso: 

“Ricordate che eravate violini”: la figura terrena e umana di Gesù

Uno spettacolo originale, dunque, soprattutto nell’interpretazione. «L’incontro con il regista – racconta ancora ai nostri microfoni l’attore Giorgio Sales a cui è affidato il monologo – è stato per me artisticamente e umanamente molto importante perché mi ha dato degli stimoli, degli spunti, in un contesto lavorativo teatrale italiano in cui siamo presi dalle dinamiche di produzione che molto spesso ci tolgono il tempo di studiare e approfondire.

ricordate che eravate violini, giorgio sales

Giorgio Sales si diploma all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” perfezionandosi poi presso la Scuola del Teatro di Roma. Nel 2022 è nel cast di “Fedra” di Seneca, regia di Elena Sofia Ricci

Il mio è un lavoro sul testo. È frutto di una ricerca sugli scritti di grandissimi autori che in qualche modo hanno immaginato, secondo la sensibilità umana, la figura di Gesù Cristo».

Da qui l’intenso ruolo «che mi preoccupa e allo stesso tempo mi affascina. Ho l’onore e l’onere di rappresentare un personaggio molto complesso, al centro della storia dell’umanità da sempre, che ha condizionato il corso degli eventi.

In “Ricordate che eravate violini” cercheremo di proporre una figura terrena, umana, di Cristo pochi attimi prima della sua cattura e crocifissione, quasi spaventata da ciò che dovrà affrontare. Vedremo in scena un Gesù solo, pieno di dubbi, a volte in conflitto con il Padre. Gesù è a tutti gli effetti un uomo, con le sue passioni, preoccupazioni, affezionato alla terra in cui ha vissuto per oltre 30 anni, che vive le contraddizioni che tutti noi viviamo ogni giorno: paure, angosce, ansie, amori, felicità.

L’unica cosa che io, attore, posso fare, perché tutto il resto è mistero della fede, è raccontare un uomo. E lo faremo attraverso le parole di questi grandissimi autori che forse nella loro vita sono stati molto più vicini a Dio o al Cielo perché sono riusciti a raccontarci delle cose che altri uomini non riescono a dire.

Credo che il pubblico possa cogliere in quest’ora di spettacolo delle sfumature e delle sfaccettature della figura di Gesù che non sempre prendiamo in considerazione. “Ricordate che eravate violini” può essere un’occasione per cambiare una volta tanto punto di vista e vedere le cose da un’altra prospettiva».

Ascolta le parole di Giorgio Sales:  

ricordate che eravate violini


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